Contain[era]

 

Condividere e ottenere informazioni, oltrepassando il divario di infomazione a livello locale e globale, scoprire le nostre radici nell’era post-Internet – questi sono i temi del progetto espositivo internazionale Contain[era], materialized Information Transfer in the Post-Internet Era.

Otto container saranno trasformati in gallerie mobili da 8 artisti di 8 città europee: Praga, Bratislava, Varsavia, Budapest, Roma, Zurigo, Berlino e Vienna. Dal 20 agosto viaggeranno per due mesi lungo un circuito che collega tutte le città partecipanti, fino ad arrivare il 23 ottobre a Praga, destinazione finale, che rappresenterà un momento unico di incontro, visione e discussione dei risultati del progetto, al fine di sviluppare un ulteriore container collettivo.

Gli artisti invitati sono: Adéla Součková (CZ), Dionýz Troskó (SK), Janos Bruckner (HU), Karol Komorowski (PL), Angela Kaisers (DE), Lukas Troberg (AT), Till Koenneker (CH), Carlo Zanni (IT).

“Uno degli obiettivi di Contain[era] è di materializzare la modalità di condivisione delle informazioni a cui ci siamo abituati nell’era post-internet. Costantemente adottiamo e riversiamo contenuti: la condivisione è il ritmo della nostra generazione” affermano le ideatrici del progetto: Alexandra Karpuchina –  Art Direct, Jana Kubátová, Inter-Art e la curatrice Magdalena Hartelová.

Sono state scelte su Roma tre locations che a rotazione ospiteranno i container in arrivo dalle città partecipanti: il giardino del Tram Depot in via Marmorata, Eutropia Festival alla Città dell’altra economia e la Biblioteca nazionale centrale di Roma a Castro Pretorio.

02 SETTEMBRE 2015, ore 19 – fino 8 SETTEMBRE

EUTROPIA c/o Città dell’altra economia, Largo Dino Frisullo, Roma

CONTAINER #03 > UNGHERIA

 

Welcome

Artista: János Brückner

Gallery: Studio of Young Artists Association, Budapest (HU)

Il viaggio di Contain[era] su Roma si sposta a Eutropia con János Brückner (Budapest, 1984), l’artista invitato al progetto dalla Studio of Young Artists Association di Budapest.

János Brückner si occupa principalmente di adattamento. Svela potenziali contenuti nascosti in alcuni grandi fenomeni discutibili della società consumistica. In generale, lavora con le strategie composite, mescolando diversi media e tecniche rappresentative: sia digitali che classiche. In questo modo si crea “segni zero”: la possibilità per gli spettatori di creare le proprie interpretazioni di situazioni quotidiane, luoghi comuni.

Welcome‘ è un’installazione multimediale che vuole mettere in scena una visione post-umana. Abbiamo rinunciato alla nostra intimità per i vantaggi della tecnologia. Circondati da dispositivi, viviamo nella condizione di un eterno cerchio di identificazione obbligatoria. L’installazione riflette sul corpo umano nell’era post-Internet in due modi. LikePrint trasforma gli utenti in stampanti attraverso la gamification (i visitatori possono riempire un foglio bianco con un timbro “mi piace” seguendo i numeri stampati sulla carta, creando così un’immagine). All’interno del container una folla di burattini di carta a misura reale, creano uno spazio vuoto di simulazione umana, mostrando così i nostri corpi dis-identificati. Il contenitore della mostra serve sia da spazio vuoto, che a contenere e incorporare il contenuto umano. L’installazione serve per riflettere sull’aspetto negativo di tali spazi, manifestando la sostituzione e l’assenza.

 

CONTAINER #04 > SLOVACCHIA

09 SETTEMBRE 2015, ore 19 – fino al 16 Settembre

EUTROPIA c/o Città dell’altra economia, Largo Dino Frisullo, Roma

Use in case of emergency

Artista: Dionýz Troskó

Galleria: Hotdock, Bratislava (SK)

Dionýz Troskó, l’artista invitato al progetto Contain[era] dalla galleria Hotdock di Bratislava, presenta il lavoro “Use in case of emergency”, un progetto site-specific che riflette sul problema di grande attualità, spesso discusso, e malinterpretato dell’esodo di molte persone dalle propria terra. L’argomento non è affrontato dal punto di vista di un “attivista”, ma dal punto di vista di un individuo comune, disilluso e allarmato dalla situazione attuale dell’Europa centrale e orientale. Il luogo, sullo sfondo degli affari correnti, è recentemente apparso come una regione xenofoba, amara e senza capacità di riflettere il proprio passato. Sulla base di questa situazione e background, l’artista ha deciso di reinterpretare le memorie nazionali, come nelle opere d’arte del Modernismo Slovacco post-guerra  / di V. Hložník, R. Pribiš e E. Zmeták / che rappresentato il problema dei profughi dall’altra parte – dalla parte di coloro che ancora ricordano la propria gente in fuga dal paese. L’artista confronta queste opere della metà degli anni 1940, da un lato con i titoli dei nostri quotidiani per mostrare il nostro atteggiamento attuale al problema, e dall’altra parte con il testo della “Dichiarazione universale dei Diritti Umani”, scritta nello stesso periodo, che avrebbe dovuto garantire, a seguito delle tragedie di guerra, di portare la società verso la tolleranza e apertura allo straniero, senza confini di stato o continentali. Cosa che tuttavia, non ha mai avuto luogo. Nel suo lavoro Dionýz Troskó, cerca di affrontare il problema di riscrittura della storia, dimenticando il passato. La necessità della libertà nella sua più semplice forma è diventata più urgente che mai.